Nella tradizione troviamo due visioni opposte della natura umana. Gli antichi filosofi greci erano ottimisti: Socrate pensava che il vizio fosse causato da ignoranza; Platone che pratiche e racconti dissennati corrompessero i bambini; Aristotele che, se esposta a validi modelli di ruolo, una persona sarebbe naturalmente evoluta in senso virtuoso. Al contrario, l’antropologia biblica presenta un essere umano sempre meritevole di castigo e, dopo la breve parentesi di Gesù, Paolo di Tarso e Agostino tornano a stigmatizzare il corpo e le tentazioni che suscita. In epoca moderna, lo stesso contrasto si pone fra Hobbes, per cui gli impulsi umani naturali sono avidità, diffidenza e ambizione, e Rousseau, per cui sono invece istinto di sopravvivenza e pietà. Nella psicologia contemporanea, il contrasto si ripresenta nell’enfasi accordata a rinforzi positivi o negativi. È un contrasto insolubile in termini teorici, perché non avremo mai accesso a una “pura” natura umana; ma Kant insegna che abbiamo il dovere di essere ottimisti.
OTTIMISMO E PESSIMISMO SULLA NATURA UMANA | PUNTATA 14 | Ermanno Bencivenga in Spazio di libertà
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In ambito politico le forme di degenerazione umana cone si sono manifestate recentemente?
Come il potere ha ingoiato i 5*?
Lo farà con gli altri a venire che vogliono cambiare e migliorare la società?
Se non si capisce quanto segue la storia si ripeterà nei prossimi 20 anni: nel Mahabharata tutto gira intorno ai condizionamenti; e i devoti allo Spirito la spunteranno sui malvagi grazie all’abbandono di varie forme di condizionamento, a cui invece i malvagi rimarranno attaccati.
Ogni aggregazione umana coltiva un qualche tipo di condizionamento, e il potere va a cercare proprio li, per poi farci leva e inglobare a sé. Su questa base, da tempo sostengo che sono necessari degli asceti dedicati a varie forme manifeste che si avvicinano alle qualità Divine; che poi si collegano intenzionalmente, ma anche no perché spesso poi ci pensa lo Spirito ( ha i suoi progetti ) a collegarle.