Quella di indire un referendum contro il green pass è una scelta morale e, per evitare di parlare senza capirsi, è opportuno capire quali siano i parametri che orientano ciascuno nel compiere queste scelte.
Esistono teorie morali di due tipi. Le morali teleologiche stabiliscono un fine (telos) ultimo e giudicano una scelta giusta se, più di tutte le alternative, avvicina a quel fine. Sono teleologiche la morale aristotelica e quella più popolare oggi: la morale utilitaristica, per cui il fine ultimo è il miglior saldo possibile di piacere e dolore per gli esseri senzienti. Le morali deontologiche stabiliscono invece indipendentemente quali scelte siano giuste o ingiuste, e ingiungono di perseguirle quali che ne siano le conseguenze. Sono deontologiche la morale dei dieci comandamenti e quella kantiana, per cui è giusta la scelta razionale.
La discussione che si è svolta finora sul referendum è stata perlopiù di carattere utilitaristico; con tutto il rispetto per questa posizione, la mia è invece deontologica kantiana. Mi sembra che la scelta di attivare un referendum sia razionale e giusta, senza con ciò negare che la scelta di altre forme di resistenza alla tirannia sia pure razionale e giusta. E mi chiedo che cosa avremmo pensato se nel 1938 avessimo avuto la possibilità di indire un referendum contro le leggi razziali.
Salve,
ho trovato il discorso molto interessante, e al 99% condivisibile, però credo che ci sia una piccola lacuna; quando si prende in considerazione la possibilità di compiere un’azione si da per scontato che l’alternativa sia “non agire”, senza prendere in considerazione la possibilità di azioni alternative;
in pratica, ammettendo pure che possa essere giusto compiere l’azione in esame (nel caso specifico, indire un referendum contro il green pass), credo che sia interessante esaminare l’ipotesi che sia davvero l’unica azione possibile, o comunque che sia la cosa più giusta che si possa fare.