Dopo più di un anno dalla dichiarazione dello Stato di emergenza, gli italiani sono ancora in balia di informazioni assenti o contrastanti ed eventi di difficile comprensione.
Mentre politici, analisti, virologi e opinionisti usano locuzioni come “il mondo che ci aspetta” o “nuova normalità” il cittadino comune vorrebbe ancora sapere se riuscirà a mantenere aperto il suo negozio o tornare a fare una passeggiata per il centro città senza essere costretto a indossare un pezzo di stoffa davanti naso e bocca.
Lo storico Massimo Viglione, ai microfoni di Byoblu, focalizza l'attenzione su alcuni fatti recenti e trarre le sue considerazioni sulle prospettive future. Per citarne qualcuno, il rimpasto di Governo fra Conte e Draghi, il passaggio della presidenza del Partito Democratico fra Zingaretti e Letta, le prese di posizione di Meloni e Salvini, la guerra al contante, la Transizione ecologica, il patentino vaccinale.
Per Viglione tutti questi eventi sono, in qualche modo, collegati e si configurano come anticamera di un fatto epocale: “probabilmente noi non voteremo più”. Una fetta sempre più grande dell'Italia non si sente più rappresentata politicamente ed è questo lo snodo cruciale che meglio rappresenta la situazione inquietante che stiamo vivendo.