Nello stesso giorno in cui Giuseppe Conte si presentava nell'aula del Senato contando su peones e senatori a vita per racimolare i voti necessari a garantire la fiducia al proprio governo, Armando Siri ha riunito nella sala stampa di Palazzo Madama i rappresentanti delle realtà imprenditoriali ormai rovinate dalle misure restrittive messe in campo dal governo. Titolo dell conferenza: "Italia Riapri", in evidente sintonia con l'iniziativa avviata la settimana scorsa e che ha riunito ristoratori, baristi, gestori di palestre ormai sommersi dai debiti e che di fronte a loro vedono solo due alternative: riaprire o chiudere per sempre le proprie attività. Tra gli ospiti della conferenza c'era infatti anche Umberto Carriera, ristoratore di Pesaro e tra i più aggueriti imprenditori a favore delle riaperture. "Io credo che il Governo sia incivile perchè non rispetta le persone, i cittadini e gli imprenditori. La nostra categoria sta vivendo una morte assistita. Oggi ci sembra impossibile guardare al futuro ma soprattutto ci fa tanta paura il presente", ha detto l'imprenditore.
Alla conferenza era presente anche il mondo della cultura italiana, rappresentato da due figure di spicco dello spettacolo: Michele Placido e Moni Ovadia. La loro richiesta di rimettere in moto in sicurezza cinema e teatri del Paese, è stata fortemente sostenuta a Vittorio Sgarbi. Il parlamentare e critico d'arte ha infatti tentato fin dall'inizio della crisi sanitaria di portare all'attenzione del governo l'importanza di salvaguardare il mondo della cultura, già molto provato da anni di tagli e spartizioni clientelari. "La questione politica è grave perchè presuppone delle misure di salvaguardia per me che io non voglio. Le misure del governo, soprattutto quelle messe in campo verso cinema, teatri e musei sono lesive dei diritti dei cittadini e autolesionistiche", ha detto Sgarbi. Byoblu ha avuto anche il piacere di intervistare lo scrittore e regista Moni Ovadia, a cui abbiamo chiesto per quale motivo il mondo della cultura non sia riuscito a far sentire la propria voce contro misure ritenute incomprensibili e immotivate: "E' un problema molto grosso di tutta la società, c'è un clima di rassegnazione verso la classe dirigente. Il teatro ha provato a fare delle manifestazioni, ma alla fine dei conti c'è una enorme stanchezza, come la sensazione che nulla possa cambiare", è stata la risposta di Ovadia.
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